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Focalizzare il trattamento e la pianificazione su obiettivi di vita scelti dalla persona

https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/736x/48/e5/ab/48e5aba9eaecdd053ded65682e00a347.jpgIl piano in sé stesso non è l’obiettivo, anche se è sfaccettato, pertinente alla cultura individuale e diretto dalla persona o dalla famiglia; piuttosto il piano è un percorso verso una vita integrale che comporti rispetto verso gli altri, opportunità e scelte significative, responsabilità personale, presenza e partecipazione a scuola come nella comunità, supporti auto-determinati.

—Jonikas and colleagues

Correntemente è atteggiamento comune, quando ci si impegna nella pianificazione, focalizzarsi per lo più o esclusivamente sulla riduzione dei sintomi tramite la somministrazione di un trattamento clinico professionale; se è vero che questi interventi continuano ad essere una parte importante del progetto di trattamento complessivo, la Pianificazione Centrata sulla Persona si focalizza anche sul conseguimento di obiettivi di vita in senso lato che la persona decide essere importanti per sé stessa.

Aree come la salute fisica, la famiglia e le relazioni sociali, l’impiego, la formazione, la genitorialità, la spiritualità, l’alloggio, lo svago, i servizi alla comunità e la partecipazione civica, vengono esplorate a meno che la persona non le abbia designate come prive di interesse.

Enfatizzare attività e relazioni nella comunità naturale

https://encrypted-tbn2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRezmy9JMhHgwyVkDHZrwfNzolMUa7M7oxe1OnpB1Iuv0PlwL8fI sistemi orientati al Recupero/Recovery rispettano l’assunto per cui i servizi ed i professionisti non dovrebbero rimanere centrali nel tempo per la vita di una persona; per questa ragione i piani centrati sulla persona riconoscono il valore di costruire connessioni di comunità naturale come antidoto alla dipendenza potenzialmente perpetua dai servizi di salute mentale.

 

I progetti centrati sulla persona sostengono l’accesso a modalità inclusive di comunità mentre cercano di ridurre o eliminare del tutto il tempo impiegato nelle modalità segregate impostate di solito per supportare le persone con diagnosi di malattia mentale.

 

Dovrebbe tuttavia essere ben chiaro che il focalizzarsi sull’accesso a modalità di integrazione non dovrebbe precludere alla persona la partecipazione ad attività o programmi insieme ad altre persone con malattia mentale quando tale partecipazione rappresenti una scelta informata che sia fonte di positiva identità collettiva e di orgoglio così come si può ritrovare all’interno di organizzazioni di rappresentanza di utenti-survivor, centri di supporto fra pari, club residenziali psicosociali; questi vogliono essere esempi dove la partecipazione in attività o programmi progettati solitamente per persone con malattia mentale sono una decisione personale scelta liberamente piuttosto che una fondata su un campo ristretto di opzioni e/o una opinione che può essere o non essere bene accetta in un setting più integrato.

Opuscolo informativo "La Depressione"

Ottimo opuscolo sintetico che introduce alla dimensione sia biologica che psicologica della depressione; conoscenze salvavita

Scarica dall'allegato sottostante.

Competenze interrelazionali e reti degli operatori nella salute mentale - Inclusione attiva delle persone con disturbi psichici

Tutti gli interventi per facilitare efficacemente la riabilitazione e l’inserimento lavorativo di persone in sofferenza psichica sono complessi e multidisciplinari. In tale contesto risulta determinante per il raggiungimento degli obiettivi che gli operatori, messi in rete, procedano nella non-linearità, pongano la persona al centro dell’attenzione e si adeguino continuamente alle nuove situazioni.

Il CAPITALE SOCIALE

social capital

da VACLAV  BELOHRADSKY "Dispensa di sociologia".

Un altro vocabolo importante del minivocabolario che stiamo costruendo è il concetto di capitale sociale. Indico con questo termine le reti di relazioni sociali che possono essere usate come risorse per realizzare vantaggi individuali o collettivi di ogni genere, a condizione che questi vantaggi siano: (i) effetti di una relazione sociale, (ii) non mediati dal mercato e che (iii) profitto economico non sia lo scopo primario di queste relazioni.

 

Il sociologo urbano americano Portes (1998) definisce il capitale sociale come «ability to secure benefits   through   membership   in   networks   and   other   social   structures»,   che   può   basarsi   (i) sull’appartenenza ad un gruppo, o (ii) sugli scambi reciprocamente vantaggiosi e sulla consapevolezza collettiva dei vantaggi che derivano a tutti dalla collaborazione reciproca, o (iii)   sull’efficienza delle garanzie formali - legali delle aspettative di cooperazione.

La malattia mentale: una questione di (s)fondo degli anni Sessanta

da VACLAV  BELOHRADSKY "Dispensa di sociologia"

anni sessantaL’esempio importante di una questione di (s)fondo è l’enorme impatto che ha avuto su tutta la società la concezione antipsichiatrica e “anti-manicomiale” della malattia mentale.  “Le parole per fare le domande da non fare” sono state trovate da Basaglia e da altri psichiatri sul finire degli anni Sessanta: la “follia” veniva interpretata come una risposta “disperata” dell’individuo alla condizione “umanamente insopportabile”, cui è costretto dal “sistema capitalista”, basato sull’efficientismo, consumismo e privo totalmente di senso umano   – “solo una persona non mentalmente sana, può essere normale in questo sistema”, ha scritto Erich Fromm. Il “sistema” impone il conformismo totale, ogni ribellione deve essere curata mediante l’istituzionalizzazione del ribelle. Alla base del disagio mentale è la comunicazione distorta, la censura ideologica e l’unidimensionalità della vita nella società industriale di massa. Ecco una formulazione tipica:

“Il malato è vittima  dell’oppressione sociale e la sua incapacità di conformarsi ai canoni della società viene repressa come reazione antisociale. D’altra parte, la pazzia viene interpretata non solamente come anormalità, ma anche come originalità e genialità che trasgredisce  la norma ma che, contemporaneamente, può esprimere lo spirito umano in modo più spontaneo, al di fuori di ogni schematismo convenzionale” (cf. Pavesi 1997, http://users.iol.it/idis)

Modello: il ciclo del benessere mentale - Organizzazione Mondiale Sanità

O.M.S.Estratto da "Piano Azione Europeo per la Salute Mentale" (scarica da allegato sottostante)

Il gradiente sociale nei disturbi mentali e il grado di benessere mentale evidenziano come la salute mentale sia direttamente collegata alle condizioni materiali in cui vivono le persone. Fattori quali la povertà, la disoccupazione, ambienti di lavoro inadatti, abitazioni fatiscenti e un’istruzione scolastica insufficiente si ripercuotono negativamente sul benessere, oltre ad aumentare in maniera significativa il rischio di disturbi mentali.
Inoltre uno stato di scarso benessere mentale e l’appartenenza a un ceto sociale basso sono entrambi associati in maniera indipendente a fattori come alimentazione squilibrata, tabagismo, alcolismo, dipendenze e violenza.
L’incidenza dei disturbi mentali aumenta a causa di tali fattori di rischio. Il deterioramento della salute mentale contribuisce a risultati meno soddisfacenti in pressoché tutti gli ambiti della vita e acuisce spesso le disparità, perché le fasce più deboli sono anche quelle più esposte alla malattia mentale e a un minore benessere mentale.

L’infermiere case manager in psichiatria

case manaementScarica documento da sito esterno

L’introduzione di nuovi modelli organizzativi all’interno dei servizi psichiatrici territoriali rappresenta un’importante sfida per fornire risposte efficaci ai mutevoli bisogni di questa complessa tipologia di pazienti. Fondamentale il ruolo dell’infermiere per fornire un’assistenza personalizzata e di alto livello qualitativo.

Particolarmente complessa risulta la presa in carico degli utenti complessi, che presentano bassa qualità di vita, scarsa compliance al trattamento terapeutico, grave sintomatologia e comportamenti biasimati o aggressivi. Il case management, sperimentato dagli anni ’60 nei Paesi anglosassoni, rappresenta una modalità di approccio a tali utenti, poiché attraverso l’assegnazione di un case manager o “referente del caso” viene facilitata la continuità delle cure ed il coordinamento degli interventi sanitari e sociali

Carico e Stigma delle Famiglie - Insoddisfazione

supporto famigliaIn uno studio scientifico (Lefley 1989) è stato discusso di entrambi gli aspetti: gli oneri familiari e lo stigma familiare associato con le malattie mentali maggiori; si è notato come la enfasi sulla famiglia in termini di esperienza della malattia mentale è cambiata dall’essere considerata come causa dei disturbi a quella di “potenziale fattore precipitante di ricaduta”; Lefley riportò anche che le famiglie temono, talvolta a ragione, che il comportamento del congiunto con disturbo mentale vada a detrimento della loro reputazione come individui e come famiglia , mettendo a repentaglio le loro relazioni con amici e vicini; a causa di tale stigma i membri della famiglia desiderano distanziare se stessi dal loro congiunto, ma spesso  si sentono in colpa se lo fanno.

In un altro studio (Marsh e colleghi 1996) la metà dei genitori e dei coniugi delle persone ospedalizzate per una malattia mentale ha riportato di tenere nascosta la ospedalizzazione in qualche misura; infatti una porzione significante dei membri della famiglia ha riportato di credere che le altre persone li stessero evitando, suggerendo la sussistenza di una forte consapevolezza di stigma da parte dei familiari.

Le quattro fasi canoniche del Recupero familiare - La N.A.M.I. degli U.S.A.

nami usaNello sforzo di aiutare gli utenti e le loro famiglie, potrebbe essere utile riconoscere che, come l’individuo con malattia mentale, anche le famiglie potrebbero attraversare un processo di Recovery; un “Recupero Familiare” può essere descritto come un obiettivo essenziale per aiutare le persone con malattia mentale e le loro famiglie; Spaniol e Zipple