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Sociologia

La crisi della salute mentale tra i migranti

Tra le tante tragedie che i migranti e i rifugiati che si riversano sull'Europa si trovano a vivere ci sono anche i disturbi mentali. Oltre al diffusissimo disturbo da stress post-traumatico, tra queste persone si segnala anche un rischio superiore alla media di ansia, depressione e schizofrenia. In Germania e in Svezia alcuni psicologi stanno valutando il problema e cercando possibili soluzioni, anche perché interventi efficaci andrebbero a tutto vantaggio dell'integrazione.

Edizione speciale domani alle 18 per "Un giorno per la nostra città"

Edizione speciale domani alle 18 per Un giorno per la nostra città –

Nella giornata nazionale delle persone con disabilità intellettiva i Biancazzurri in Sala Consiliare parlano del potere di integrazione dello sport

 

ROAMER - PROGETTO EUROPEO DI RICERCA SULLA SALUTE MENTALE

http://www.roamer-mh.org/

Mental and brain disorders represent the greatest health burden to Europe—not only for directly affected individuals, but also for their caregivers and the wider society. They incur substantial economic costs through direct (and indirect) health-care and welfare spending, and via productivity losses, all of which substantially affect European development.

Competenze interrelazionali e reti degli operatori nella salute mentale - Inclusione attiva delle persone con disturbi psichici

Tutti gli interventi per facilitare efficacemente la riabilitazione e l’inserimento lavorativo di persone in sofferenza psichica sono complessi e multidisciplinari. In tale contesto risulta determinante per il raggiungimento degli obiettivi che gli operatori, messi in rete, procedano nella non-linearità, pongano la persona al centro dell’attenzione e si adeguino continuamente alle nuove situazioni.

Il CAPITALE SOCIALE

social capital

da VACLAV  BELOHRADSKY "Dispensa di sociologia".

Un altro vocabolo importante del minivocabolario che stiamo costruendo è il concetto di capitale sociale. Indico con questo termine le reti di relazioni sociali che possono essere usate come risorse per realizzare vantaggi individuali o collettivi di ogni genere, a condizione che questi vantaggi siano: (i) effetti di una relazione sociale, (ii) non mediati dal mercato e che (iii) profitto economico non sia lo scopo primario di queste relazioni.

 

Il sociologo urbano americano Portes (1998) definisce il capitale sociale come «ability to secure benefits   through   membership   in   networks   and   other   social   structures»,   che   può   basarsi   (i) sull’appartenenza ad un gruppo, o (ii) sugli scambi reciprocamente vantaggiosi e sulla consapevolezza collettiva dei vantaggi che derivano a tutti dalla collaborazione reciproca, o (iii)   sull’efficienza delle garanzie formali - legali delle aspettative di cooperazione.

Progetto "Locoweb.eu" - Attività dell'Associazione

http://www.locoweb.eu/wp-content/uploads/2016/03/logo-esteso-slogan650.gifChi siamo:

Siamo un piccolo gruppo di persone con problemi di salute mentale, ovviamente ben compensati nelle terapie e del tutto ragionevoli!

La frequenza assidua della Associazione “Percorsi”, anche in virtù dei progetti di recovery psicosociale della ASL di Pescara, ci ha condotto ad approfondire alcune discipline informatiche e a voler portare queste competenze sul “mercato”.

Affidandoci la realizzazione di un lavoro grafico o web o sistemistico, ci onorerai e darai una mano alla Associazione “Percorsi”  per la Tutela della Salute Mentale, supportando nel contempo il nostro personale cammino di reinserimento sociale ed autonomizzazione; in tal modo la tua esigenza informatica, soddisfatta col massimo di serietà e professionalità, assumerà anche un pregiato valore etico e solidale.

La malattia mentale: una questione di (s)fondo degli anni Sessanta

da VACLAV  BELOHRADSKY "Dispensa di sociologia"

anni sessantaL’esempio importante di una questione di (s)fondo è l’enorme impatto che ha avuto su tutta la società la concezione antipsichiatrica e “anti-manicomiale” della malattia mentale.  “Le parole per fare le domande da non fare” sono state trovate da Basaglia e da altri psichiatri sul finire degli anni Sessanta: la “follia” veniva interpretata come una risposta “disperata” dell’individuo alla condizione “umanamente insopportabile”, cui è costretto dal “sistema capitalista”, basato sull’efficientismo, consumismo e privo totalmente di senso umano   – “solo una persona non mentalmente sana, può essere normale in questo sistema”, ha scritto Erich Fromm. Il “sistema” impone il conformismo totale, ogni ribellione deve essere curata mediante l’istituzionalizzazione del ribelle. Alla base del disagio mentale è la comunicazione distorta, la censura ideologica e l’unidimensionalità della vita nella società industriale di massa. Ecco una formulazione tipica:

“Il malato è vittima  dell’oppressione sociale e la sua incapacità di conformarsi ai canoni della società viene repressa come reazione antisociale. D’altra parte, la pazzia viene interpretata non solamente come anormalità, ma anche come originalità e genialità che trasgredisce  la norma ma che, contemporaneamente, può esprimere lo spirito umano in modo più spontaneo, al di fuori di ogni schematismo convenzionale” (cf. Pavesi 1997, http://users.iol.it/idis)