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Enfatizzare attività e relazioni nella comunità naturale

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https://encrypted-tbn2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRezmy9JMhHgwyVkDHZrwfNzolMUa7M7oxe1OnpB1Iuv0PlwL8fI sistemi orientati al Recupero/Recovery rispettano l’assunto per cui i servizi ed i professionisti non dovrebbero rimanere centrali nel tempo per la vita di una persona; per questa ragione i piani centrati sulla persona riconoscono il valore di costruire connessioni di comunità naturale come antidoto alla dipendenza potenzialmente perpetua dai servizi di salute mentale.

 

I progetti centrati sulla persona sostengono l’accesso a modalità inclusive di comunità mentre cercano di ridurre o eliminare del tutto il tempo impiegato nelle modalità segregate impostate di solito per supportare le persone con diagnosi di malattia mentale.

 

Dovrebbe tuttavia essere ben chiaro che il focalizzarsi sull’accesso a modalità di integrazione non dovrebbe precludere alla persona la partecipazione ad attività o programmi insieme ad altre persone con malattia mentale quando tale partecipazione rappresenti una scelta informata che sia fonte di positiva identità collettiva e di orgoglio così come si può ritrovare all’interno di organizzazioni di rappresentanza di utenti-survivor, centri di supporto fra pari, club residenziali psicosociali; questi vogliono essere esempi dove la partecipazione in attività o programmi progettati solitamente per persone con malattia mentale sono una decisione personale scelta liberamente piuttosto che una fondata su un campo ristretto di opzioni e/o una opinione che può essere o non essere bene accetta in un setting più integrato.

La cosa importante da tenere a mente è che se è vero che l’ambiente di un servizio specializzato può giocare un ruolo cardine nel recupero/recovery individuale, nel lungo periodo esso può tendere a perpetuare il senso di cronica alienazione (cosiddetto “sobborgo di pazienti”) perpetuando nel contempo pratiche non etiche e discriminatorie su una parte dei membri della comunità; per esempio è stato comune nel passato per i sistemi di salute mentale offrire laboratori protetti piuttosto che lavoro reale per paga reale in comunità reali; anche oggigiorno serie agenzie continuano ad organizzare serate cinematografiche al centro di salute mentale piuttosto che negoziare biglietti gratuiti per il teatro locale; a fornire corsi educativi e formativi interni piuttosto che consultarsi con i dipartimenti locali di formazione continua degli adulti per migliorare la loro accessibilità; o offrire una gamma di gruppi spirituali agevolati piuttosto che iscrizioni a gruppi religiosi e spirituali locali; una vita di comunità che sia significativa non è che debba venire necessariamente dopo il recupero e neppure è qualcosa che i sistemi di servizio possano o debbano creare per le persone in microcosmi artificiali; se è vero che questi sforzi di fornire servizi ricreativi, sanitari, spirituali, ed altri diversi, sono bene intesi e rappresentino una delle opzioni di pregio all’interno di una gamma di servizi, essi non dovrebbero essere offerti per escludere lo sforzo di costruire percorsi di più integrata vita di comunità, ovvero come qualcosa che siamo giunti a definire come “la trappola del fornitore unico” “trap of one stop shop”.

Le ricerche hanno sottolineato gli effetti dannosi del “fornitore unico” e notato come i sistemi locali di salute mentale, indipendentemente da come integrati e coordinati, non possono sostenere il recupero/recovery completamente ed effettivamente nell’isolamento dalla comunità più ampia. Per le persone con malattia mentale devono essere aperte e sostenute vie di accesso ad attività regolari in ambienti naturali allo scopo di muoversi oltre i confini di un sistema formale di servizi e supporti (che è stato definito il nuovo “ingresso sul retro” nella comunità). La comprensione di questo supporta i recenti avanzamenti nella riabilitazione psichiatrica i quali portano ad aiutare la persona a conseguire o riguadagnare ruoli sociali regolari come inquilino, impiegato, studente all’interno della propria comunità più ampia; tale avanzamento culturale è in accordo con i desideri delle persone in recupero che hanno espresso una forte preferenza di vivere in alloggi normali, di avere amicizie e relazioni intime con una larga gamma di persone, di lavorare in ambiente di impiego regolare, di prendere parte nella scuola, nel culto religioso, nel divertimento, nello shopping e negli altri passatempi avendo membri della comunità come compagni (non disabili).

La pianificazione del trattamento, nella fase iniziale, nel pieno del corso e nelle fasi transizione, deve quindi passare da focalizzarsi sul “riparare” carenze individuali ad una prospettiva fondata sulle risorse la quale considera il recupero individuale come affermatesi in un contesto di matrice di attività comunitarie e di supporto di relazioni naturali; la costruzione di tali connessioni in vivo, in un ambiente di comunità naturale, è un componente fondamentale della riabilitazione psichiatrica orientata al Recupero/Recovery ed è essenziale nel migliorare i risultati conseguiti nei vari domini presi in considerazione (per esempio alloggio supportato, successo universitario, impiego competitivo).

L’approccio in vivo di insegnamento e supporto di abilità nella comunità, potrebbe tuttavia non rimpiazzare del tutto, ma al contrario potenziare, quelle opportunità di sviluppo di abilità che sono correntemente disponibili nei servizi di salute mentale; per esempio molte persone beneficiano della opportunità di esercitare sia le abilità sociali sia quelle di vita quotidiana nei programmi in cui vengono circondati e supportati da una comunità di persone in fase di recupero/recovery; tuttavia la inclusione aggiuntiva di un approccio in vivo è necessaria per capitalizzare le esperienze acquisite e trasferire le abilità in un ambiente più naturale; ricerche riguardo la carenza di generalizzazione di abilità comportamentali oltre il contesto formale di “classi di apprendimento di abilità” suggeriscono che le abilità dovrebbero essere apprese ed intese, con il massimo di estensione possibile, in un contesto di relazioni ed attività che avvengano naturalmente all’interno della comunità più larga ove tali abilità siano effettivamente richieste.

Infine, come è importante dare supporto alle persone nella ricerca all’esterno e nella massimizzazione della partecipazione alle attività di comunità, allo stesso modo è ugualmente essenziale considerare il valore di invitare sostenitori naturali nel processo di riabilitazione; i sostenitori naturali sono persone come membri della famiglia, amici, conoscenti, colleghi, compagni nella fede religiosa, ed altri che non sono retribuiti per essere presenti nella vita delle persone, ma che scelgono di esserlo a causa dei loro personali rapporti con l’individuo o la sua famiglia; un team differenziato, che includa sia professionisti sia sostenitori naturali è più probabilmente in grado di pensare creativamente per definire i supporti e per accedervi, includendo supporti mai pensati prima ma necessari perché il recupero/recovery si compia; proprio come nessuno aveva mai pensato a controlli manuali per le persone che non potevano usare le gambe nella guida dell’automobile, finché qualcuno non lo inventò, così abbiamo bisogno di sviluppare supporti di recupero/recovery in maniera creativa quando quello che è correntemente disponibile si rivela insufficiente.

In definitiva, interventi e supporti dovrebbero integrare quello che le persone stanno già facendo per mantenersi in salute, piuttosto che interferire con esso, includendo l’attingere forza dalle risorse fondate sulla comunità come da reti diverse di supporto naturale; queste dovrebbero essere valutate nel processo di pianificazione del trattamento in modo analogo alla competenza di professionisti ed operatori.

 

Cosa vuol dire in pratica?

  • - Nel processo di pianificazione le persone sono incoraggiate a perseguire risorse e programmare attività all’interno della comunità più larga;
  • - Gli operatori non si attengono al modello del “fornitore unico” (“one-stop-shop”) di servizi aggiunti e di attività all’interno del setting della salute mentale, ma al contrario si pongono la domanda: “Se voglio fare la cosa X, dove devo andare?” come utile suggerimento per evitare di riferirsi come al solito al setting segregato o di servizio;
  • - Gli operatori fanno in modo di conoscere le varie opzioni nella comunità o quelle persone che rappresentano buoni “connettori alla comunità” allo scopo di aiutare le persone che ricevono i servizi a ricercare opzioni all’interno delle loro comunità di scelta
  • - Opzioni come Alloggio Supportato, Impiego Supportato, Formazione supportata, Socializzazione Supportata, Genitorialità Supportata, Partecipazione Supportata alla comunità di Fede, siano prontamente disponibili ed accessibili nel processo di pianificazione, se tale livello di supporto è desiderato dalla persona ed ad essa necessario.
  • - Criteri di dimissione verso una vita indipendente nella comunità o verso un livello più basso di assistenza sono chiaramente definiti e ci si lavora sopra attivamente nel contesto del piano dei servizi;
  • - Gli operatori supportano le persone che ricevono servizi nell’identificare ed espandere le reti i supporti naturali, utilizzando esercizi come il Circolo del Supporto o altri strumenti progettati per aiutare le persone nella ricerca delle loro connessioni naturali;
  • Sostenitori Naturali come amici e membri della famiglia hanno ruoli specifici e seguono le fasi del piano quando ciò sia possibile.

 

Tratto ed adattato da: J. Tondora e altri - Partnering for recovery in mental health - A practical guide for person-centered planning - Wiley 2014

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La "Trappola del fornitore unico"

E' perfettamente ovvio ed evidente che in ogni contesto di riabilitazione vi sia il rischio della "Trappola del Fornitore unico" ed io aggiungerei anche quello più serio del "Manicomio soft"; il manicomio soft è un posto in cui si parcheggiano delle persone solo per non farle stare a casa, lasciandole senza un progetto, senza un percorso di miglioramento formativo e professionale, senza un programma di consapevolezza e di miglioramento di sintomi e di terapie; senza compiti e scopi precisi, a passare le giornate in modo aspecifico ed estemporaneo; sono posti in cui si può festeggiare magari la mancanza di ricadute e la stabilizzazioni di sintomi e terapie, ma che in realtà attestano e suggellano, in un contesto di sostanziale segregazione addolcita, le speranze ristrette al lumicino e la mancanza totale di prospettive di autentico recupero.