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Obiettivi: un numero gestibile

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Talvolta le persone articolano obiettivi molteplici, altre volte nessuno; ogni scenario presenta sfide differenti.

Troppi obiettivi?

In questo caso è più efficace per la persona esprimere delle priorità e identificare solo alcune aree chiave di obiettivo ai fini del Piano; avere troppi obiettivi può rendere il Piano troppo complicato ed ingombrante, sia per l’operatore che deve scriverlo, sia soprattutto per la persona che realmente “lavora” con il piano nel corso della sua vita quotidiana; perché il Piano sia uno strumento completamente efficace nel guidare il processo di Recovery, è utile limitare le affermazioni di obiettivo a quelle che sono più salienti e motivanti per l’individuo nella sua condizione presente; spesso i piani più potenti ed efficaci sono focalizzati solo su un obiettivo che si configura come più largo; questo non vuol dire che la persona non abbia obiettivi e sfide in altre aree che in ultima analisi andrebbero trattate, ma che può essere più utile dedicare attenzione ad una area specifica in un lasso di tempo determinato, riservando altri obiettivi ad un Piano futuro.

Aspetto importante: stai attento nel processo di stesura delle priorità e nella impostazione degli obiettivi; non enumerare quello che è più importante per la persona includendo soltanto quello che tu pensi sia importante per essa da una prospettiva clinica o professionale.

Nessun Obiettivo?

Che dire nello scenario alternativo? Gli operatori spesso chiedono: “Che devo fare se la persona NON ha obiettivi ed è soddisfatta dello stato di cose attuale? Per prima cosa ricorda che la maggior parete delle persone non vive le proprie vite in termini espliciti di “obiettivi” e le persone potrebbero non essere abituate a essere interrogate riguardo gli obiettivi di vita oltre quelli di solito individuati nel corso di un trattamento; le esperienze precedenti di pianificazione della assistenza potrebbero avere implicato una partecipazione limitata; forse la persona si era aspettata solamente di dover apporre una firma su di un documento scritto precedentemente preparato; questo mette in evidenza il cambiamento di ruolo e di responsabilità che si verifica con il Piano Centrato sulla Persona e sottolinea la importanza dei passi di pre-planning già esposti in precedenza; nel Piano centrato sulla Persona la persona è al “sedile di guida” nel senso massimamente esteso, quindi alcune persone trarranno beneficio dalla “formazione del guidatore” in modo tale da essere del tutto preparate a collaborare con il loro Team di trattamento dalla partenza all’arrivo.

 

L’operatore e gli altri membri del Team, inclusi i Sostenitori Paritari giocano un ruolo importante in questo processo mantenendo una attitudine positiva e focalizzando sulle possibilità positive del futuro piuttosto che sulle sfide; in parole povere l’operatore dovrebbe fungere da “detentore di speranza” in situazioni nelle quali la persona è concentrata sulle proprie difficolta, esprimendo prospettive o una visione più positiva del futuro.

Un senso di speranza è comunicato sia nell’atteggiamento complessivo e sia per mezzo degli strumenti specifici che la persona utilizza nel corso dello sviluppo del Piano centrato sulla Persona; per esempio è essenziale che l’operatore sia abile nell’uso di una valutazione fondata sui punti di forza e di tecniche di potenziamento motivazionale come quelle che possono essere particolarmente utili a sostenere la persona nel riscoprire (o scoprire per la prima volta) obiettivi e sogni che potrebbe aver perso lungo la strada.

In questo senso essere Centrati sulla Persona non vuol dire ripetersi nell’offrire suggestioni o idee quando la persona appare bloccata riguardo quello su cui le piacerebbe poter lavorare; le idee possono emergere in ogni momento durante le conversazioni e le sessioni ed esse potrebbero essere rivisitate nel corso del tempo dedicato alla pianificazione.

 

Ecco un esempio: un operatore, mentre assisteva un utente nella stesura di un piano, chiese: “Hai qualche obiettivo sul quale vorresti lavorare?” e ricevette un clamoroso e risoluto “NO” come risposta; però quando chiese alla persona se fosse interessata a lavorare, la persona rispose affermativamente e fornì alcune idee riguardo il lavoro; entrare nella conversazione dalla “porta laterale” piuttosto che da quella principale può essere utile allo stesso modo di suggestioni e rimandi di obiettivi ed interessi precedentemente menzionati nel corso di conversazioni anteriori.

 

E’ importante sottolineare, però, come sia importante continuare ad utilizzare forti abilità cliniche e di giudizio nel determinare se una suggestione amichevole possa essere presa invece come un comando o come una massima. La consapevolezza del potere e della autorità che può intrinsecamente emanare dall’operatore è essenziale nel processo di impostazione degli obiettivi secondo la Pianificazione centrata sulla Persona così come in ogni pratica e relazione terapeutica che sia produttiva.

 

Tratto da Janis Tondora ed altri -  "Partnering for recovery in mental health - a practical guide to person centered planning" - Wiley 2014 - Pag. 118