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Raffaella Pocobello – Valutazione partecipata dei Centri diurni di Salute mentale di Roma: Studio degli aspetti strutturali, delle rappresentazioni degli stakeholders e implicazioni per i processi di recovery

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(Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2018)

Abstract

La vicenda della psichiatria italiana a parte l’eccezione dei servizi psichiatrici di Verona (Tansella, 1993; Tansella et al., 1998) è caratterizzata da una certa scarsità  di  dati  ed  da  un  vuoto  valutativo  che  hanno  sicuramente  contribuito all’instaurarsi di una forte polarizzazione ideologica tra entusiasta e oppositori radicali del nuovo sistema di servizi.

La ricerca si pone nell’ambito di un più ampio progetto di valutazione dei Centri diurni di salute mentale di Roma, si caratterizza per l’utilizzo di un approccio multi-stakeholders e si articola in tre studi.
Il  primo  studio,  in  cui  sono  stati  investigati  gli  aspetti  strutturali,  ha  portato all’individuazione di una serie di criticità quali il sottodimensionamento del personale, il prolungamento della presa in carico, la carenza di attività di auto-mutuoaiuto e -in alcuni casi- il mancato coinvolgimento dell’utente nella formulazione e nel  monitoraggio  del  proprio  progetto  terapeutico.

I  Centri  hanno  inoltre  pochi rapporti con il territorio e sono per lo più in rete solo con altri servizi psichiatrici.
Nel secondo studio sono state esplorate le rappresentazioni e gli scopi del Centro  diurno  secondo  un  campione  rappresentativo  di  utenti,  operatori  e  familiari.
Obiettivo della valutazione partecipata, infatti, è l’esplicitazione dei criteri di valutazione  dei  diversi  stakeholders  in  quanto  portatori  di  interessi,  concezioni  e, quindi, di parametri di valutazione diversi. Basato sulla tecnica delle associazioni libere, questo studio ha portato all’individuazione del concetto di “socializzazione” come concetto centrale della rappresentazione di centro diurno.  Questo concetto, che risulta anche lo scopo più citato del Centro diurno, assume una particolare rilevanza anche nelle rappresentazioni periferiche, diventando “amicizia” per gli utenti, “accoglienza” per gli operatori e “aiuto” e “impegno” per i familiari.
Dall’analisi dei legami associativi, sono emerse diverse concezioni del Centro diurno.  Una  concezione  condivisa  in  modo  trasversale  da  tutti  i  gruppi  rimanda all?idea della “scuola”; la concezione tipica del gruppo di operatori è fondata sui concetti di “socializzazione e intrattenimento”; gli utenti tendono a concettualizzare il Centro come una “comunità terapeutica” e i familiari come un mezzo di “recupero” e “assistenza”.

Sulla base di queste concezioni, sono state individuate tre derive  possibili  del  Centro  diurno:  l’intrattenimento,  il  pedagogismo  e  il  terapismo.

Il terzo studio, basato sull’analisi dei focus group, ha permesso di comprendere meglio le diverse concezioni e di individuare gli elementi di criticità per i diversi stakeholders. Inoltre, alla luce della letteratura internazionale sul “recovery approach”, questo studio ha messo in luce le implicazioni dell’organizzazione e delle pratiche dei Centri diurni per i percorsi di recovery ed è stata proposta una lettura interpretativa della costruzione di cronicità del Centro diurno, in cui è analizzato anche il ruolo dell’effetto della terapia farmacologica.
Nelle conclusioni, viene sottolineata la necessità di ri-orientare i Centri diurni: essi appaino strutture segreganti, che tendono a svolgere la maggior parte delle attività all’interno del servizio, caratterizzate da una gestione rigida e verticale. Essi devono trasformarsi in strutture flessibili, caratterizzate da una ampia co-gestione da parte dell?utenza e promozione delle attività di auto-mutuo-aiuto.

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