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Risposta del Dott. Vittorio Di Michele alle tesi sostenute dal Dott. Sabatino Trotta in articolo su "Il Centro"

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(Ultimo aggiornamento: 12 Giugno 2019)

 

Gentile Direttore,

in  relazione  all’articolo  “ La  disoccupazione  fa  crescere  i  disturbi  di  personalità”, in  qualità  di  segretario  della  Sezione  Abruzzese- Molisana  della  Società  italiana  di  psichiatria, corre  l’obbligo  di  segnalare  una  serie  di  errate  e  fuorvianti  imprecisioni  che  meriterebbero  delle  rettifiche.

    1. I  dati  del  Sistema  Informativo  della  Salute  Mentale, raccolti  dal  Ministero  della  Salute, relativi all’anno 2014  per  la  regione  Abruzzo, non  riportano  alcun  aumento  dei  disturbi  di  personalità.  Inoltre  nella  fascia  di  età  18-44  si  contano  76 maschi  e  58 femmine  in  tutto  il  territorio  regionale.  Inoltre  nella  fascia  di  età  adolescenziale, il  medesimo  sistema  informative  regionale  registra  solo  6  pazienti ( 4 maschi  e  due  femmine).  Tali  cifre  ufficiali  e  validate  dal  registro  ministeriale  appaiono  largamente  distanti  da  quelle  riportate  nell’articolo  relativamente  al  2014.
    2. Per  quanto  riguarda  le  cause  che  scatenano  tale  patologia, si  rileva  innanzitutto  che  i  disturbi  di  personalità  sono  perduranti  e  continuativi  disturbi  delle  esperienze  intime  del  comportamento, ad  esordio  nell’infanzia  e  adolescenza, e  che  causano  uno  stress  significativo  e  un  certo  grado  di  disturbi  del  funzionamento  sociale.  Tale  definizione  comprensiva  sia  delle  indicazioni  della  Organizzazione  Mondiale  della  Sanità  che  dell’American  Psychiatric  Association  suggerisce  in  misura  abbastanza  chiara, che  le  cause  siano  al  momento  abbastanza  elusive.  Quanto  riportato  nell’articolo  come  droga  e  problematiche  affettive  e  lavorative  come  cause  scatenanti  di  tali  disturbi, non  sembra  al  momento  corrispondere  alle  evidenze  scientifiche  più  recenti.
    3. L’asserzione  di  una  prevalenza  di  1 caso  ogni  10  nella  popolazione  generale, non  risulta  corrispondere  al  vero.  Infatti  i  dati  più  recenti  della  letteratura  indicano  una  prevalenza  del  1,4%  per  il  disturbo  di  personalità  borderline  nella  popolazione  generale ( ht- tp: //www.uptodate.com/contents/borderline- personality- disorder- epidemiology- clinical- features- course- assessment- diagnosis- and- differential- diagnosis). In popolazioni cliniche (e non nella popolazione generale)la prevalenza va dal 3,6 al 20% (ad es. il 20% si riferisce a popolazioni di pazienti psichiatrici!!!!).
    4. L’affermazione che “la disoccupazione fa crescere i disturbi della personalità” appare, pertanto, del tutto fantasiosa e priva di ogni evidenza scientifica.
    5. Il Direttivo della SIPSAM, nonché il Presidente in carica, sono a disposizione per una corretta, efficace e fedele informazione medico – scientifica, il cui veicolo può essere rappresentato anche da testate giornalistiche prestigiose e di grande impatto nella popolazione regionale come quella da Lei diretta.
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