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Riabilitazione, “ticket” da oltre mille euro al mese

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(Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2018)

PESCARA. Da mercoledì 1° ottobre le famiglie che hanno disabili psichici o fisici, oppure anziani non autosufficienti assistiti da strutture private, saranno chiamate a partecipare a una quota della spesa dell’ordine del 50-60%. In alternativa dovranno essere i Comuni a farsi carico dei costi. Per una famiglia la spesa potrà variare dai mille ai 1.500 euro al mese. È l’effetto di due decreti firmati dal commissario ad acta della sanità Luciano D’Alfonso il 13 agosto scorso e che tra 15 giorni entreranno in vigore.

Per la Regione si tratta di un passaggio ineludibile (assieme ai tagli dei punti nascita) per uscire dal commissariamento, chiudere il tavolo ministeriale e riprendere in mano la programmazione e la gestione della sanità regionale. Per i Comuni, in perenne bolletta, sarà un ulteriore problema di bilancio (D’Alfonso ha promesso fond) che tenteranno di rovesciare in parte sulle famiglie più abbienti. Per le famiglie sarà un discrimine tra la necessità di garantire un’assistenza continua e professionale ai propri malati e quella di ricorrere a forme di cura alternative e meno onerose.

LE TARIFFE. In base alle tariffe stabilite dal decreto, un anziano non autosufficiente ospitato in una struttura privata costerà 70,75 euro al giorno. Di questi 35,3 euro sarà a carico della Regione, 35,3 a carico della famiglia o del Comune.

Un disabile fisico o psichico costerà 87,80 euro al giorno, di cui 43,90 a carico della Regione, 43,90 a carico della famiglia o del Comune. Per un disabile fisico o psichico ospitato in una struttura residenziale “a più alta intensità assistenziale” il costo sarà di 32,64 euro per la Regione, e di 48,96 euro al giorno per la famiglia o il Comune. Un disabile ospitato in una struttura protetta o in una Casa famiglia costerà 30 euro al giorno alla Regione e 45,5 euro alla famiglia.

Queste tariffe non resteranno probabilmente inalterate. La Conferenza Stato-Regione si è posto il problema della sostenibilità dei costi (la compartecipazione è obbligatoria per tutte le Regioni), raccomandando nel testo del Patto per la salute 2014-2016 «una revisione del sistema della partecipazione alla spesa sanitaria che tenga conto che la stessa non costituisca barriera per l’accesso ai servizi e alle prestazioni da parte del cittadino/utente». Per questo è stato costituito un gruppo di lavoro che dovrà stabilire entro il 30 novembre una revisione del sistema di partecipazione. Ma nelle more delle nuove tariffe (che, è ipotizzabile, non arriveranno puntuali il 30 novembre), l’Abruzzo adotterà il tariffario previsto dai due decreti.

LE CRITICHE. Contrariamente ai precedenti tentativi di introdurre la compartecipazione (i commissari e subcommissari Redigolo e Baraldi), nessuna voce al momento si è levata per chiedere una sospensione del provvedimento, tranne quella della Cisl Fp. Il segretario Davide Farina chiede al commissario e all’assessore alla Sanità Silvio Paolucci di spostarne l’introduzione al 1° gennaio 2015, in attesa di adeguare la rete assistenziale. «Chiedo un momento di profonda riflessione su questo tema», spiega Farina, «mantenendo ferma la validità dei provvedimenti emanati. Differire la data di prima applicazione consentirebbe l’adozione e l’operatività del piano extraospedaliero della residenzialità e semiresidenzialità, varato con il decreto 52/2012, e l’attualizzazione della valorizzazione delle tariffe dei diversi setting, compresi quelli di nuova istituzione. Solo allora si potranno stabilire le quote di compartecipazione, rendendole compatibili con le possibilità economiche delle famiglie o dei Comuni. Il tutto permetterà realmente che il sistema sanitario possa essere finanziabile, sostenibile economicamente ed accessibile a chi “sfortunatamente” ne ha diritto». Peraltro, aggiunge Farina, «l’intera operazione darà credibilità ed affidabilità a tutti gli impegni presi dal governatore in campagna elettorale nel visitare tante di queste strutture sanitarie alle quali, congiuntamente alle famiglie dei pazienti in esse ospitate, ha più volte dato garanzia che con il “suo” Governo avrebbe dato certezza di continuità e garanzia di prestazioni sanitarie a tutto il comparto della disabilità, salute mentale ed anziani non autosufficienti».

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