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«La città ci aiuti: case per i malati di mente»

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(Ultimo aggiornamento: 8 Marzo 2018)

eugenio PESCARA. Una casa per rendere autonomi i malati di salute mentale. Un luogo dove le persone affette dai disturbi della malattia, possano ricostruirsi una vita da soli o in compagnia di un amore, affrontando i problemi della quotidianità con il sostegno delle istituzioni sanitarie pubbliche. Eugenio Di Caro, presidente regionale di Percorsi, associazione Familiari per la tutela della salute mentale, li chiama “appartamenti supportati” e lancia un appello alle istituzioni, Regioni, Comuni e Ater, affinché lo aiutino a ricercare le abitazioni sul territorio pescarese e nell’hinterland, sulla scia del successo a Sant’Egidio alla Vibrata.

La spesa insieme. Nel comune teramano, infatti, spiega Di Caro, «esistono due strutture specifiche, un appartamento dove vivono tre ragazze e un villino con annesso orto da coltivare, dove risiedono altri 4 ragazzi problematici, che ogni giorno vengono, appunto, “supportati” dagli operatori sanitari della Asl di Teramo che li seguono nelle attività quotidiane: insieme fanno la spesa, controllano che le residenze siano pulite, li aiutano anche a gestire il denaro delle pensioni di invalidità o di accompagnamento che i giovani percepiscono mensilmente». Contemporamente alla ricerca di queste sedi, l’obiettivo di Percorsi è «ottenere l’ufficializzazione di questa tipologia di appartamento da parte della Regione Abruzzo» allo scopo di creare una progettualità più ampia ed efficace a livello regionale. Residenze da aprire ai malati mentali in quartieri diversi della città «perché vogliamo escludere ogni forma di ghettizzazione».

Costi pesanti. L’associazione Percorsi, sorta il 20 settembre 1994, attualmente segue le vite di 50 persone, tra i 20 e i 60 anni, affette da disturbi mentali e conta 200 volontari, tra familiari, soci e collaboratori. Persone malate si, ma attive e piene di energia come Domenico, Marco ed Elvis, che coltivano impegni e interessi che spaziano dalla stesura di articoli sullo “Strillone”, periodico dell’associazione; si impegnano come teatranti insieme alla compagnia “I Guasconi” o nello sport dilettantistico della neonata associazione Abruzzo Percorsi; rigenerano vecchi computer da regalare. Ogni malato, specifica il presidente Di Caro, direttore in pensione del dipartimento tecnico patrimonio immobiliare della Asl di Chieti, costa alle famiglie «200 euro al mese solo di farmaci. Un fardello pesante per i genitori che devono gestire la malattia dei figli correndo da un ospedale all’altro per i ricoveri e perdendo ore e giorni di lavoro. Villa Pini a Chieti e Villa Serena a Città Sant’Angelo, sono le strutture maggiormente frequentate da pazienti e familiari. La Regione paga 12 milioni di euro all’anno per i ricoveri psichiatrici, ma 150 persone sono state trasferite fuori regione, tra Marche, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte, perché in Abruzzo non ci sono abbastanza posti letto».

Inserimento lavorativo. In una lettera, da inviare la prossima settimana e indirizzata all’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci e all’assessore ai Servizi Sociali Marinella Sclocco, Di Caro chiede «il rifinanziamento della legge 94/2000, pari a un milione di euro, per l’attivazione di Borse lavoro a favore degli utenti in carico ai Dipartimenti di salute mentale. Uno strumento che ha consentito a oltre 300 persone ogni anno, negli ultimi 15 anni, di sperimentare e avviare programmi innovativi di riabilitazione psichiatrica e di inserimento lavorativo in ditte, cooperative, enti pubblici». Casa e lavoro sono gli obiettivi inseguiti da Percorsi «per facilitare l’autonomia dei malati, ridurre il carico della malattia ai familiari e restituire dignità a persone che altrimenti sarebbero costrette a una vita in solitudine». Percorsi ha avviato anche un progetto di convivenza tra persone con problematiche di salute mentale che vogliono fare coppia e vivere insieme. Di Caro, che guida l’associazione da tre anni, invita anche i Dipartimenti di salute mentale ( due sedi per ogni provincia) «a una rivoluzione territoriale degli stessi e a un maggior coordinamento per non lasciare isolati gli utenti dei paesi montani».

Fattore genetico. Ma come nascono le malattie mentali? «Il fattore genetico è il pericolo numero uno», avverte il presidente dell’associazione, che vive il dramma di persona con un figlio di 35 anni, «è necessario attenzionare i soggetti iperattivi. La malattia può comparire anche intorno ai due -tre anni, sfociando in una patologia vera e propria nel tempo. L’età critica si attesta tra i 14 e i 20 anni, ma le problematiche sociali, come la perdita del lavoro, acutizzano i problemi in famiglia. La conseguenza è che le coppie scoppiano e i figli non reggono la pressione».

Di qui, l’importanza di rivolgersi a un’associazione come Percorsi «che indirizza i familiari allo sbando, devastati da costosi pellegrinaggi tra medici privati e ospedali, verso professionisti (psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, terapisti della riabilitazione psichiatrica) in grado di programmare e personalizzare il percorso della malattia, che non è curabile, ma può essere tenuta sotto controllo con farmaci adeguati e una buona riabilitazione psichiatrica».

Percorsi segnala la collaborazione proficua anche con il reparto di neuropsichiatria infantile dell’ospedale Santo Spirito di Pescara, coordinato da Renato Cerbo, dove funziona a pieno regime uno sportello di ascolto per l’accoglienza delle famiglie e dei minori.

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