Mostra la lista degli articoli in questa sezione

Manicomio, progetti per non dimenticare

Print Friendly, PDF & Email
(Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2018)

TERAMO. Recuperare la memoria, i ricordi e le testimonianze dell’ex ospedale psichiatrico di Teramo con la realizzazione di un centro di documentazione della storia della psichiatria in una porzione del monumentale complesso di quasi 25mila metri quadrati chiuso ormai da 17 anni.

La proposta fa parte del progetto dell’università di Teramo “Voci dal manicomio”, presentato ieri nella sala delle lauree della facoltà di Scienze della comunicazione. «Servono dei finanziamenti ma se la volontà politica è forte, si può fare. Da troppi anni parliamo di riutilizzo e riuso ma l’ex ospedale sta ormai implodendo», ha spiegato lo psichiatra Francesco Saverio Moschetta, componente del comitato scientifico ed ex dirigente del dipartimento di salute mentale della Asl «quello che proponiamo è un progetto minimale per reinserirci in questo luogo che ormai appartiene all’immaginario collettivo e restituirlo alla cittadinanza».

La porzione dell’ex ospedale psichiatrico candidata per il restauro sarebbe la parte sud-ovest dell’edificio che si affaccia su via del Baluardo. Il luogo potrebbe così diventare «una realtà di riferimento a livello regionale e nazionale per visitare i percorsi della malattia mentale», si legge in una nota, «e combattere lo stigma e la discriminazione da essa derivanti».

Colonna portante del progetto culturale è il recupero, la valorizzazione e la divulgazione delle memorie del manicomio di Sant’Antonio Abate, risalente alla fine del XIII secolo, che fu uno dei più importanti dell’Italia centromeridionale, con la conservazione dell’immenso archivio storico di oltre 22mila cartelle cliniche dei pazienti ricoverati nella struttura, prodotte dal 1881 al 1998. «Le cartelle cliniche non sono asettici reperti medici ma dei veri e propri “piccoli romanzi” che ricostruiscono la vita delle persone internate nel manicomio e ci offrono un ampio spaccato della vita abruzzese», ha spiegato la ricercatrice Annacarla Valeriano, già autrice del libro “Ammaló di testa. Storie dal manicomio di Teramo (1880-1931)”, «la seconda parte del progetto culturale riguarda la storia orale. Stiamo raccogliendo le testimonianze di chi ha lavorato nel manicomio, per preservare alcune testimonianze che altrimenti rischiano di scomparire».

Si tratta di registrare sotto forma di interviste audio-visive le voci di medici, infermieri, assistenti sociali ed ex pazienti, che hanno vissuto la storia dell’ex ospedale psichiatrico dalla fine degli anni Cinquanta fino alla sua chiusura, avvenuta nel 1998. C’era anche il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, ieri alla presentazione del progetto promosso dall’università e dalla Fondazione universitaria, assieme al rettore Luciano D’Amico, al sindaco Maurizio Brucchi e al dirigente della Asl Maurizio Di Giosia.

Condividi...