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Riordino residenzialità Salute Mentale in Abruzzo. Progressiva Attivazione della residenzialità leggera. La proposta dell’Associazione "Percorsi"

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(Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2018)

In data 29.09.2014 l’Associazione “Percorsi”, quale sintesi dell’attività svolta in 20 anni, ha rimesso una dettagliata nota per il riordino della Salute Mentale in Abruzzo, attraverso 10 proposte, tra le quali segnaliamo il punto 7 sul tema della Residenzialità che accentua la necessità del progressivo riordino dei posti letto, nella direzione di privilegiare la residenzialità cosiddetta leggera.

Sappiamo e ci rendiamo conto delle difficoltà che si incontrano nella definizione dei posti letto per la riorganizzazione della rete territoriale dei servizi, nella direzione di rivedere sia gli standard abruzzesi rispetto alla media nazionale, sia la constatazione di specifiche esigenze della nostra Regione, in una situazione economica a tutti nota.

E’ in tale dinamica che noi familiari ci poniamo e quindi chiediamo ascolto e possiamo essere utili perché la nostra quotidiana sofferenza, accompagnata spesso da mancanza di reddito dei nostri familiari malati, genitori sempre più anziani, ci porta a presentare proposte semplici ma efficaci.

Quindi diciamo:

1. Va bene la rimodulazione e la necessità di ridefinire l’appropriatezza delle prestazioni per gli Anziani non autosufficienti e disabilità, decreto 88/2015 del 31.08.2015 e quindi un aumento di posti per patologie specifiche, avvicinandoci agli standard nazionali e con la diminuzione dei posti letto nella salute Mentale per quella fascia di prestazioni inappropriate, esempio la fascia più anziana, laddove è necessario il mantenimento delle abilità e non l’investimento nella riabilitazione che è un processo importante su cui bisogna investire in modo mirato, con le giuste professionalità ed in una fascia di età che deve comprendere anche l’adolescenza.

2. La rimodulazione e ritrasformazione dei posti letto in Salute Mentale merita un discorso specifico, tenendo sempre presente che il posto letto non è l’obiettivo statico, ma uno degli strumenti in mano ai CSM da utilizzare per periodi definiti, all’interno di un Piano Individuale di Riabilitazione che si deve costruire per ogni utente.

 

3. In questa ottica, noi diciamo che va bene la progressiva diminuzione dei posti letto, a partire dalla 877/2001, con la sua modulazione di 807 p.l., passando attraverso il PSR 2008-2010 con la sue rimodulazione a 520, il decreto 4 del 20.01.2014 con i suoi 466 p.l., perché le nuove impostazioni lasciano intravvedere un graduale spostamento della tipologia del posto letto verso strutture residenziali leggere, quindi come luoghi dell’abitare assistito e ove si realizzano progetti riabilitativi integrati con il territorio.

4. Il recepimento anche in Abruzzo, con il decreto 134/2014, delle nuove 5 tipologie di Strutture Residenziali Psichiatriche, apre al strada ad una netta affermazione del posto letto come percorso dinamico tra una alta fase di assistenza sanitaria iniziale dopo le post-acuzie SRP1 ad una fase di progressiva consapevolezza ed autonomia degli utenti con l’aiuto delle Rete Territoriale SRP3.3, la sola che può consentire il reinserimento all’utente stesso nella rete delle relazioni sociali, con la sua autonomia di vita e di lavoro, ovviamente in proporzione alle specificità della singola persona.

5. E’ proprio in riferimento alla suddetta nuova classificazione dei posti letto, noi possiamo accettare la redigenda proposta di 346 p.l. se viene posta come priorità la fase SRP3 che abbia almeno il 60% dei posti, che vengano riscritte le norme regionali sull’accreditamento delle strutture che sono troppo orientate ad una filosofia ospedaliera ed addirittura contradditorie quando pretende di applicarle a strutture riconosciute come civili abitazioni, esempio case famiglia e gruppi appartamento.

 

6. A valle delle strutture suddette, per facilitare ancora di più l’inserimento delle persone nel sistema di vita quotidiana, riteniamo che coloro i quali hanno già seguito un percorso riabilitativo gestito dai CSM e Centri Diurni anche magari in strutture residenziali e stanno sperimentando una loro autonomia, possono staccarsi dalla famiglia e provare ad abitare e coabitare in strutture ancora più semplici delle 5 previste dalla 134/2014, L’APPARTAMENTO SUPPORTATO, cioè vivere in una normale abitazione, ma essere seguiti dagli operatori dei Centri Diurni che verificano le attività svolte, l’assunzione della terapia prescritta, il funzionamento quotidiano, la cura di sé, attraverso un supporto di tipo domiciliare.

Parliamo quindi di un’altra soluzione che si distingue per l’alta percentuale di successo e che conduce la persona all’autonomia, con il contestuale bassissimo costo per il sistema pubblico che deve solo conservare l’obbligo della continuità della presa in carico dell’utente, in quanto potenzialmente soggetto a crisi periodiche.

E’ proprio con questi intenti, da ormai oltre due anni abbiamo stipulato una Convenzione tra il CSM di Sant’Egidio alla Vibrata e la nostra Associazione di familiari Percorsi, per attivare APPARTAMENTI SUPPORTATI una nuova modalità in Abruzzo per portare utenti in carico al CSM verso l’autonomia di vita quotidiana, struttura che, di per sé, si configura svincolata dall’accreditamento sanitario, seppure si svolgono programmi riabilitativi attuati da operatori sanitari.

Ad oggi, abbiamo in gestione un appartamento per 3 ragazze ed un villino con 4 ragazzi che hanno possibilità di coltivare il loro orto.

Per completare e rendere efficace questo strumento di autonomia e svincolo dei nostri utenti, bisogna comunque attivare la Rete dei Servizi e le risorse di tutto il territorio ed in tal senso, le risposte giuste le troviamo nel redigendo documento predisposto dall’Ass. Marinella Sclocco sulle “Linee Guida per la Riforma delle Politiche Sociali in Abruzzo”.

7. L’APPARTAMENTO SUPPORTATO rispetta la suddetta nuova classificazione per tipologia di servizio per fasce orarie SRP3:3, ma non ha i costi previsti a carico del SSN ed obblighi per Comuni ed utenti per la compartecipazione, questa tipologia consente quindi risparmi per chi possiede un appartamento in proprietà, per chi ottiene una casa popolare oppure una abitazione che si può condividere tra più utenti.

8. Tutti i risparmi ottenuti dalla nuova classificazione delle diverse tipologie decreto 134/2014 e possibilità di rendere l’autonomia agli utenti alleggerendo i costi del Servizio Sanitario Regionale, con un conseguente numero inferiore di operatori, possono essere investiti, in quota parte, in progetti per la persona, sia inizialmente attraverso il rifinanziamento della legge regionale 94/2000 sulle borse lavoro, sia finanziando progetti post borse-lavoro e di vera inclusione sociale.

 

E’ necessario però che ci sia da parte della Regione un riconoscimento ufficiale anche di questa tipologia per consentire ai CSM sia di poter accedere alle abitazioni private per il servizio di monitoraggio e controllo e sia continuare nella Presa In Carico dell’utente.

In attesa che ci sia questo riconoscimento ufficiale, già richiesto dalla nostra Associazione con la citata nota del 29.09.2014, noi continuiamo per adesso nella nostra missione del FARE dando per primi l’esempio e dimostrando che, laddove nel territorio troviamo operatori pubblici che lavorano con professionalità e rigore morale, noi familiari sappiamo fare la nostra parte con coraggio, con la capacità di agire e con il senso della collettività, realizzando risparmi pubblici.

Ovviamente siamo sempre disponibili ad ogni confronto di merito.

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