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Il lavoro sociale di rete nella salute mentale (parte I)

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(Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2018)

Il case management comunitario introduce nell’assetto delle cure per la salute mentale una prospettiva di rete, cioè la possibilità opportunità di ampliare lo sguardo non solo nei confronti della famiglia, ma anche delle reti sociali, cioè delle relazioni signi?cative del paziente (famigliari, parente, amici, vicinato).  Il modello d’azione dell’intervento di rete ha  sue due fondamentali dimensioni: l’esplorazione e la mobilitazione delle reti sia primarie che secondarie, con i relativi strumenti, immediatamente fruibili nel lavoro professionale.

Ma cosa sono le reti sociali?

Le reti si caratterizzano e si distinguono secondo due grandi categorie:

le reti primarie, dette anche informali, e le reti secondarie, dette anche formali
Le reti primarie sono formate dai legami di famiglia, parentela, vicinato, amicizia e lavoro; si costituiscono in forza della storia dei soggetti agenti, non possono essere create, prodotte, ma solo generate nel tempo, riconosciute, promosse e orientate. Hanno
come principio di organizzazione il senso del debito sociale, attingono alla reciprocità come metodo e al dono come mezzo.
La relazione sociale che si stabilisce è caratterizzata dalla lealtà orizzontale e verticale
tra le generazioni.
Infatti, le reti primarie costituiscono l’ambito dove lo spirito del dono si instaura e si sviluppa in modo privilegiato, dando forma al
mondo affettivo e simbolico dei singoli e deicollettivi.
Le reti secondarie formali sono costituite dalle organizzaioni uf?ciali e le istituzioni di servizi (scuole, ospedali, uf?ci statali ecc.). Si fondano sul principio dell’uguaglianza garantito dalla legge, si caratterizzano per gli scambi fondati sul diritto, primo tra tutti quello di cittadinanza, e utilizzano la redistribuzione come metodo. Esse erogano prestazioni o servizi e intervengono sulla base di una esigibilità da parte degli utenti.
Fanno parte del sistema normativo e costituiscono generalmente un vincolo per la realtà sociale. Le reti di terzo settore sono quelle che si costituiscono come organizzazioni di servizi non-pro?t (cooperative sociali, associazioni di volontariato e di promozione sociale, fondazioni). Si caratterizzano per un mix sia nel principio di organizzazione che coniuga il
debito sociale con le norme, sia nel metodo che coniuga solidarietà e redistribuzione, utilizzando come medium non solo la
solidarietà ma anche la norma.
Le reti di mercato sono quelle appartenenti alla sfera economica, si fondano sul principio dell’equivalenza, utilizzano come metodo il mercato (che dà loro il nome) e come medium il denaro e il pro?tto: sono le aziende, le imprese, le unità commerciali,
i negozi, le attività di libera professione ecc. La relazione che si stabilisce si caratterizza per la possibilità di uscita (exit), poiché essa non crea vincolo se non in rapporto a ciò che si scambia.

L’intervento di rete, che si inscrive nelle pratiche del lavoro socio-clinico a dimensione collettiva è di una forma di lavoro professionale che ha un senso compiuto dalla presa in carico alla conclusione dell’intervento. Nello stesso tempo essa può essere integrata al lavoro clinico, sia come apporto alla formulazione della diagnosi su cui si basa il Pianodi Trattamento Individuale (PTI), sia come apporto metodologico al piano di intervento.

Una delle azioni professionali che appartengono all’assetto metodologico del case manager è il lavoro di rete. Questo tipo di intervento impone qualità e convinzione, prima ancora che tecnica, sebbene non la escluda e la richieda. In effetti la possibilità
di realizzare un intervento di rete e in rete poggia su un salto di mentalità legato ad alcuni principi fondanti dell’intervento stesso. Produce infatti un modo di essere in parte legato alla sua umanità e in parte alla tecnicità (Draher P., 1984).
Sono atteggiamenti umani fondamentali l’apertura esistenziale e la disponibilità.
Sono invece atteggiamenti tecnici, legati al metodo e alla tecnica dell’intervento la capacità di decentrarsi rispetto al problema, la direttività nella forma, la non direttività nel contenuto.
Perciò alla base di questa forma di lavoro professionale non c’è solo una tecnica, ma anzitutto la posizione personale e professionale di un soggetto dotato di un metodo per affrontare la realtà. Questo operatore ha come punto di riferimento una filosofia dell’azione posta alla radice dei suddetti atteggiamenti, senza i quali il metodo stesso si isterilisce.

Tratto da “il case manager nei DSM della Regione Lombardia” Ed. McGraw-Hill”

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