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components of recovery

LA NOZIONE DI RECOVERY SI SOSTITUISCE ALLA NOZIONE DI GUARIGIONE

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(Ultimo aggiornamento: 3 Aprile 2018)

Il concetto di recovery è nato dai movimenti di difesa dei diritti per le persone escluse ed emarginate. Le persone hanno cominciato a parlare della loro esperienza e si è creata una letteratura abbondante, di cui i professionisti si sono interessati comprendendo il senso del recovery. Il punto di vista dei professionisti è stato messo alla prova da molti anni ed è cambiato gradualmente grazie all’iniziativa degli utenti. Gli utenti-consumatori hanno parlato e scritto sulla loro esperienza di lotta contro la malattia.
All’inizio questo loro prendere parola ha creato una situazione di confronto verso il mondo della psichiatria. Adesso la presa di parola ha portato cambiamenti profondi della pratica professionale.
Il movimento di recovery non è anti-psichiatrico. Al contrario riconosce l’importanza dei servizi e della medicina. Recovery è interpretato anche come una domanda di cambiamento rivolta ai servizi, nel senso che i servizi sappiano essere positivi, rispettosi e favoriscano l’empowerment. Dare potere agli utenti non signica per il professionista perdere il suo potere. Al contrario, essendo questa modalità più efficace ad aiutare l’utente nel suo processo di recovery, i professionisti acquistano maggior fiducia nelle proprie capacità.

Il recovery è un processo di elaborazione del lutto, cioè di accettazione della malattia, con lo choc, la negazione, la collera, la depressione a essa correlati. La persona paragona il sé passato (prima della malattia) al sé presente e può avere delle reazioni di collera e di depressione legate alle perdite di ordine funzionale. Il case manager procura sostegno nel processo di accettazione graduale della malattia, af?nché la persona sia in grado di circoscrivere lo spazio occupato dalla malattia e di de?nirsi al di fuori della malattia.
Il sé non è definito dalla malattia, la persona non è impotente di fronte ad essa.
Il case manager favorisce una concezione pratica della malattia, che è basata su una spiegazione dell’esperienza di questa e delle ripercussioni sulla stima di sé, sulla situazione sociale e le attese. Questa concezione aiuta a sviluppare una strategia per stare in salute e un piano d’azione in caso di malattia. Non è solo una educazione sulla sua natura, ma anche sui segni, i sintomi e i trattamenti, e una conoscenza delle ripercussioni.
La persona affetta da malattia mentale sviluppa così un’opinione di sé indipendente dalla malattia e il sentimento di avere un valore e la capacità di crescere nella vita: si impara insomma a distinguere la malattia della persona. Significa riuscire a non immedesimarsi nella malattia  al punto che sia questa a definire la vita. Ciò non vuol dire sottostimare le ripercussioni della malattia, ma significa combattere per la guarigione. Uscire da una percezione di sé danneggiata, di persona rotta.
Il case manager aiuta la persona a scoprire che le sfaccettature intatte, non danneggiate dalla malattia, potrebbero essere sfaccettature sconosciute e non sfruttate.
L’elaborazione  del  lutto  e  la  scoperta  del  nuovo  sé  si  intrecciano  nella  scoperta  di forze nuove e nella riattivazione di forze dimenticate, insieme alla valutazione positiva delle debolezze.

Di fatto il recovery non è solo il recupero dalla malattia, e neanche dai sintomi o dall’impotenza, ma piuttosto il recupero dell’identità di paziente: le persone si ristabiliscono non solo dai sintomi della loro malattia, ma anche dai pregiudizi e dalla discriminazione.
Il recovery è il perseguimento degli obiettivi orientati al miglioramento del benessere e della qualità della vita. La persona utilizza le sue forze per superare i sintomi e le limitazioni causate dalla malattia mentale e dalle sue conseguenze sociali. Nella ripresa delle attività quotidiane, il case manager l’aiuta a fare l’inventario delle forze e delle debolezze, al fine di mettere in azione le risorse personali.
L’obiettivo del recovery non è recuperare la salute in termini di remissione completa dei sintomi e di ritorno al funzionamento pre-morboso. Il recovery è denito come la capacità di superare i sintomi, i limiti funzionali e gli handicap sociali. Il recovery è un processo, non è destinazione. Il sistema deve curare la malattia, ma anche lavorare per sostenere le forze personali.
È un atteggiamento di fronte alle sde della vita quotidiana e come farvi fronte.
La persona è consapevole che ha delle limitazioni, ma queste non causano disperazione perché essa, sapendo che cosa non può fare, sa anche che cosa può fare.
Questo atteggiamento crea la speranza, cioè l’anticipazione di un futuro buono, che dà senso alla vita. Il miglior modo di creare la speranza, per il case manager, è di far vivere delle esperienze positive nella realtà, af?nché nasca la credenza che i cambiamenti positivi siano possibili e che la vita possa modi?carsi.
La speranza è nel cuore di questo processo di recovery, come pure il sentimento di controllo e di libertà. La speranza è procurata dalle risorse spirituali o dalle persone considerate come modelli. Significa avere fiducia nei propri pensieri, avere piaceredell’ambiente, aumentare la stima di sé. Significa anche sentirsi vivace e vivo, fuggire dell’apatia del disinteresse, andare verso la liberazione emotiva del malato mentale.

Tratto da “Il case manager nei Dipartimenti di Salute Mentale della Lombardia” Ed. Mcgraw-Hill”

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