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La riabilitazione è più effettiva ed il recupero più rapido quando i pazienti e le famiglie sono attivamente coinvolti nella pianificazione ed esecuzione del trattamento

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(Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2018)

La chiave che apre la porta alla riabilitazione efficace è coinvolgere il paziente e i membri della famiglia in una collaborazione per identificare e conseguire gli obiettivi che possono condurre ad una vita più funzionale e soddisfacente; tramite la attiva partecipazione al trattamento i pazienti si rendono più investiti e motivati nel trattamento. E’ responsabilità degli operatori e delle organizzazioni della Salute Mentale progettare ed implementare i loro programmi di trattamento in modo che la partecipazione attiva divenga la norma.

Veramente pochi pazienti con serie malattie mentali inizialmente si presentano al trattamento in maniera attiva; la passività è instillata dal ruolo di malato e quello che lo accompagna: mancanza di speranza, dipendenza, stigma, sintomi negativi e demoralizzazione.

Solo recentemente gli operatori delle discipline della Salute Mentale, come quelli della Medicina in generale, riconoscono la importanza ed il valore di acquisire il coinvolgimento dei loro pazienti, delle famiglie e degli altri caregivers nella intrapresa del trattamento. Tale riconoscimento rappresenta il maggior cambiamento rispetto ai ruoli tradizionali autoritari, paternalistici per cui “il dottore conosce il meglio”. Nella realtà dei fatti i pazienti e le famgilie sono “esperti” del problema mentale in trattamento poichè essi hanno esperienza dei sintomi, delle menomazioni e delle disabilità 24 ore al giorno e 7 giorni su 7 nella settimana. Le loro esperienze integrano la conoscenza tecnica e professionale degli operatori. Tenere in conto la loro conoscenza esperenziale è una pietra angolare per costruire un rapporto terapeutico fondato sul mutuo rispetto.

La collaborazione tra paziente, famiglia e professionista ha inizio con la valutazione iniziale, quando il paziente e i parenti forniscono informazioni circa le loro esperienze in precedenti trattamenti, riguardo a ciò che fu utile e cosa invece annoso o inutile.

Chi conosce meglio del paziente e della famiglia gli effetti collaterali, la efficacia, la tollerabilità di passati trattamenti farmacologici e psicosociali? Coinvolgere le famiglie non dovrebbe violare in alcun modo la riservatezza del paziente, se tutti gli interessati capiscono che il trattamento è più efficace coinvolgendo le famiglie.
E’ raro che il paziente che rifiuti la aperta condivisione di tutte le informazioni cliniche pertinenti con i membri della famiglia responsabili quando lui / lei afferri il significato terapeutico di avere i suoi familiari come membri a pieno titolo del team di trattamento.

Un approccio orientato al consumatore/utente per il trattamento e la riabilitazione combina la collaborazione, la responsabilizzazione, l’empowerment, il rispetto reciproco, una forte alleanza terapeutica, e la migliore aderenza al trattamento; questo presentando ai pazienti ragionevoli alternative di trattamento fra cui scegliere, accompagnate con gli scambi positivi e negativi inclusi, i guadagni terapeutici possibili, senza riguardo a quale opzione il paziente vorrà realmente scegliere; e una volta che gli obiettivi e gli interventi sono stati scelti, interessando il paziente nella rivalutazione regolarmente programmata dei progressi in corso di svolgimento e nella emissione di giudizi condivisi circa il mantenimento, il ritocco, il cambio del programma di trattamento.

L’esperienza di essere un partecipante attivo nel processo di trattamento infonde fiducia nei pazienti e le loro famiglie, solleva il loro ottimismo e la speranza per un futuro migliore. La speranza è rafforzata quando i pazienti sanno che possono esprimere le loro paure più profonde, le preoccupazioni, le ansietà e sofferenze a persone curanti che siano ricettive, empatiche, incoraggianti, realisticamente ottimiste, e persistenti a fronte di avversità e incertezze. Lavorare insieme come una squadra di collaborazione consente ai pazienti, con la sostegno delle famiglie, dei professionisti, e degli altri pazienti loro pari, a perseverare con speranza attraverso un trattamento arduo e prolungato nel perseguimento di recupero.
La speranza nel miglioramento e nel recupero è supportata da relazioni con operatori e membri della famiglia che non lasciano mai solo il paziente e che prendono decisioni alleneandosi ai punti di forza e agli interessi del paziente.

In questo tipo di relazione gli operatori e i membri delle famiglie hanno la capacità di accettare le persone con malattia mentale in qualunque fase della malattia ci si trovi, trovando aspetti positivi di riconoscimento e di rinforzo.

Nè la speranza nè l’empowerment sorgono da una atmosfera leggera o retorica; empowerment e speranza derivano dal fare delle differenze nella propria vita, che si sia pazienti, membri della famiglia, operatori. Queste forme importanti di autoefficacia si inculcano raggiungendo obiettivi progressivi nel trattamento che inducono tutte le parti a vedere la luce in fondo al tunnel; un realismo ottimistico permea la relazione paziente-operatore quando entrambi si rendono conto che gli obiettivi possono anche essere cambiati per renderli più raggiungibili e che è sempre possibile tentare un’altra via per conseguire un risultato.

Senza fiducia nella ricchezza delle risorse per migliorare la esistenza delle persone, il senso della inutilità può rapire la speranza.

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