Essere sistematici nel lavoro con le persone – Parte I

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(Ultimo aggiornamento: 20 Nov 2018)

ESSERE SISTEMATICI

Nel lavoro con le persone si è «sistematici» quando si interviene in modo preciso e mirato, cercando di non cadere nel vago e di non lasciare niente al caso. Un approccio sistematico, in altre parole, richiede degli obiettivi chiari, in base ai quali definire delle azioni ben mirate, di cui sia ragionevolmente possibile prevedere gli effetti.

Un approccio di questo tipo è importante per tutti gli ambiti del lavoro con le persone, e tende a superare una certa «tradizione» che lascia sin troppo spazio all’approssimazione e all’incertezza. Quando si comincia a perdere di vista quello che si fa, e i motivi per cui lo si fa, è come se si stesse andando alla deriva. E nel momento in cui ci si sente così, la qualità degli interventi non può non risentirne, come vedremo. Essere sistematici nel proprio lavoro si dimostra perciò un antidoto efficace contro gli effetti deleteri dell’approssimazione e della vaghezza.

I problemi del «senso di deriva»: quando si lavora in modo generico e impreciso

Il fatto di lavorare con le persone in modo scarsamente «mirato» può provocare diversi tipi di problemi. Ne delineeremo i principali, per poi considerarne le ripercussioni negative sulla qualità del nostro agire professionale.

  • Tanto per cominciare, succede spesso che le persone destinatarie del nostro aiuto si sentano confuse di per se stesse per via dei problemi che stanno attraversando. Se non facciamo attenzione e proponiamo loro interventi vaghi e indefiniti, rischiamo di esacerbare i loro vissuti negativi. In situazioni di incertezza, in cui non si sa da che parte andare, chi lavora con le persone svolge sovente un ruolo di «àncora», giacché offre ai propri interlocutori una certa stabilità, sicurezza e chiarezza.Se non siamo sistematici, il nostro intervento darà non sicurezza, ma ancor più confusione.
  • La mancanza di obiettivi precisi e di una chiara divisione dei ruoli rappresenta, potenzialmente, un’importante fonte di stress. Se non ci sappiamo fare carico di una funzione ben precisa, per poi mantenerla nel tempo, ci esponiamo di più — inevitabilmente — alla tensione e allo stress. Lavorare in modo sistematico, pertanto, è utile anche a gestire lo stress; tanto sul piano individuale, quanto a livello collettivo. Se invece non abbiamo le idee chiare su come procedere, finiamo per creare tensione sia in noi stessi, sia nei nostri colleghi.
  • Lavorare in modo generico e impreciso ci priva di molte nuove opportunità di apprendimento. Se perdiamo di vista gli obiettivi che perseguiamo, infatti, perderemo di vista anche le occasioni di apprendimento che ci si presentano lungo la strada. Avremo molte meno possibilità di rafforzare le conoscenze e le abilità di cui siamo in possesso. Se non abbiamo degli obiettivi chiari in mente, in altre parole, ci risulterà difficile — se non impossibile — stabilire di che cosa abbiamo bisogno, e di che cosa no.
  • Altrettanto si può dire per quanto riguarda la valutazione degli interventi. Come possiamo misurare il nostro livello di efficacia, o soppesare i nostri punti di forza e di debolezza, se non siamo in grado di riconoscere i progressi (o i mancati progressi) che facciamo? Su questo aspetto avremo modo di ritornare nel capitolo ventisettesimo.
  • La mancanza di obiettivi precisi ci può anche indurre a occuparci, sbagliando, di questioni che non sono di nostra competenza. Se non abbiamo ben chiaro cosa fare, infatti, siamo più esposti al rischio di assumere ruoli diversi dal nostro, e magari inappropriati. Questo può essere un semplice effetto delle nostre idee confuse, ma può anche dipendere dai condizionamenti esercitati da qualcun altro nei nostri confronti.
  • In una situazione di conflitto, se abbiamo le idee confuse non siamo certo nella posizione migliore per avviare un negoziato tra le parti, o per incidere sull’esito della loro interazione. Gestire le situazioni di conflitto può essere difficile già di per sé, senza che l’assenza di obiettivi precisi e ben definiti complichi ulteriormente le cose.
  • Sono parimenti difficili, quando si hanno le idee poco chiare, operazioni come fissare delle priorità, o gestire il proprio carico di lavoro. Così rischiamo di perdere una grande quantità di tempo e di energie. Può anche capitare che non si riesca a svolgere certe mansioni, sia pure di grande importanza, perché non se ne è riconosciuta per tempo la rilevanza.
  • Se perdiamo di vista i nostri obiettivi, oltretutto, faremo fatica a stabilire quando sia il caso di porre fine a un determinato intervento. Ritorneremo su questo aspetto nel capitolo ventisettesimo.
  • Il «senso di deriva» ci priva anche di continuità e ci impedisce di fare progressi negli specifici programmi che coordiniamo o che ci vedono impegnati. Se non riusciamo a tenere la nostra attenzione puntata sugli obiettivi e sulle strategie per raggiungerli, diventa sempre più difficile, se non impossibile, portare a compimento programmi strutturati e graduali.
  • Un modo di lavorare troppo vago e confuso, da parte nostra, può anche mettere a repentaglio la nostra credibilità professionale. Se non sappiamo convincere gli altri che sappiamo ciò che stiamo facendo, e i motivi per cui lo facciamo, finiremo probabilmente per perdere sia il rispetto, sia la fiducia, da parte loro. Uno stile di intervento sistematico, al contrario, andrà a tutto vantaggio della nostra credibilità.
  • Lavorare in modo sistematico serve anche ad aumentare la soddisfazione che possiamo trarre dal lavoro, e che difficilmente potremo provare se abbiamo obiettivi generici e imprecisi. In questo secondo caso avremo molte minori probabilità di ricavare soddisfazione da quello che facciamo.
  • Dovrebbe essere senz’altro chiaro, a questo punto, che la mancanza di obiettivi ben definiti può comportare dei costi notevoli e che vale senz’altro la pena investire in un approccio più sistematico.

    Uno sguardo alla pratica 22.1

Quando arrivò la sua nuova responsabile di servizio, Andrea constatò, con soddisfazione, che era una persona capace di sostenere e di motivare gli altri. Si sentì preso «in contropiede», però, quando lei gli chiese di stilare un riassunto di tutte le attività che stava facendo, compresa una precisa definizione dei problemi che aveva rilevato, dei progetti d’intervento già concordati e della tempistica prevista per metterli in atto. Un modo di lavorare così sistematico gli sembrava, lì per lì, tutt’altro che normale, e addirittura minaccioso. Tuttavia, una volta che si abituò al nuovo modo di lavorare, e che accettò di farsene carico, dovette riconoscere che gli serviva davvero a gestire meglio il notevole carico di lavoro che aveva innanzi a sé. Il nuovo modo di lavorare — che lo costringeva a darsi sempre degli obiettivi ben precisi — lo rendeva anche più fiducioso e sicuro di sé, oltre che soddisfatto del proprio lavoro.

Tratto da: Lavorare con le persone Far emergere il meglio dalle relazioni – Neil Thompson – Erickson Ed.

 Essere sistematici nel lavoro con le persone parte II

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